L’olio di Stefano

CIBI Magazine è una rivista dedicata all’agroalimentare che fa dell’informazione competente e di qualità il proprio obiettivo. Siamo andati insieme alla giornalista Marta, come lei stessa racconta in questo articolo, a trovare Stefano, il titolare della piccola azienda molisana che fa parte della nostra rete.

Grazie a Coltivatori di Emozioni scopriamo un’altra azienda agricola in cui qualità del prodotto, passione per la terra e responsabilità sociale si intrecciano naturalmente

Collaboriamo da un anno e oggi possiamo scrivere che i Coltivatori di Emozioni sono in sostanza dei talent scout. Talent scout del mondo agricolo. Viaggiare con loro attraverso il paese ci ha permesso di scoprire aziende uniche. Il fil rouge che le unisce è in realtà una treccia, nella quale sono stretti: la consapevolezza della propria importanza ambientale, l’impegno nella produzione di prodotti di qualità, il desiderio di contribuire a processi di integrazione sociale. Questi tre elementi sono i requisiti che i Coltivatori di Emozioni hanno stabilito per scegliere le realtà con le quali dare vita a un progetto ambizioso: una piattaforma di social farming, ovvero uno spazio web che avvicini il consumatore alla cultura ed alle attività agricole, permettendo a ognuno di noi di adottare specifici coltivi – ricevendone poi i prodotti – e così sostenere tradizioni rurali, tutelare il paesaggio, recuperare i terreni incolti, aiutare l’inserimento e reinserimento lavorativo.

Questa volta siamo tra le colline molisane e assaggiamo un olio giallo paglierino, raffinato e delicato. «Col nostro olio noi facciamo le bruschette! Sull’insalata ci metti anche l’aceto, ed è un peccato assaporare l’olio così.» È giorno di raccolta delle olive. Stefano, che ha ereditato l’azienda agricola dal nonno, e ha studiato agraria, ha trasformato una piccola realtà famigliare in un uliveto di quasi 800 piante. «Abbiamo tante varietà di ulivi: moraiolo, pendolino, gentile di chieti, gentile di larino, cornarella, leccino…L’olio che produciamo è più particolare di un monovarietà e ogni anno può avere una nota diversa.» Mi spiega infatti, e non lo sapevo, che per ottenerlo le diverse varietà di olive vengono spremute insieme. Da piccolo le raccoglieva a mano, col raschietto, oggi con gli “abbacchiatori” (scuotitori per olive). Resta un processo artigianale e faticoso. Quando le reti a terra sono piene, le olive vengono messe in cassoni e portate al frantoio. «Abbiamo un frantoio di fiducia, vicino alla maggior parte delle piante. Lì avviene la molitura. Raccogliamo la prima decade di ottobre e dopo massimo 24 ore dalla raccolta le nostre olive vengono trasformate in olio. Il tempo è molto importante perché le olive si alterano in fretta, rischiando di compromettere il gusto dell’olio. Non vendo a scatola chiusa, faccio assaggiare il mio olio. Se ti piace lo compri, se no, amici come prima!»

Marta Pietroboni

marta.pietroboni@cibiexpo.it

 

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