Coltivare la forza delle donne

Gli amanti delle tradizioni lo sapranno. Ci sono quelle sane e genuine che ci piacciono tanto, e quelle che al giorno d’oggi rimangono “un mistero”. Come quella che un tempo considerava le donne come madri di famiglia e poco altro.

Di donne fantastiche ne è pieno il mondo e ormai tanti ne parlano. Difficilmente però si da voce a donne comuni, che nel loro piccolo il mondo lo cambiano per davvero. Tempo fa noi ne abbiamo incontrata una, si chiama Chiara Battistini e ci ha insegnato che l’agricoltore, il mestiere più bello del mondo, non ha genere. Solo amore e rispetto per la natura.

Subito abbiamo scovato in lei una storia che meritava di essere raccontata: grazie a lei Casa Vallona, un vecchio rudere dell’appennino bolognese, rinasce e torna ad essere un luogo dove tradizione agricola e innovazione si incontrano.

Quali sono state le sfide più importanti che come donna hai dovuto affrontare nel mondo agricolo?

Le sfide che ho affrontato come persona sono state tantissime: provengo da un lavoro lontano dalla campagna, così come i miei genitori, e ho iniziato ad occuparmi di agricoltura e ospitalità con determinazione. La riscoperta di questa eredità mi mette alla prova tutti i giorni richiedendomi una forza e una versatilità non indifferenti. Le sfide in quanto donna, si riassumono invece col pregiudizio a cui sono spesso soggetta, riguardo la mia abilità nell’occuparmi di questioni agricole con competenza e discernimento. “Ma non hai un uomo che ti aiuti?” è la domanda più frequente. Questo vecchio stereotipo mi fa un po’ ridere per l’anacronismo, ma risulta anche un po’ noioso, per il periodo storico in cui viviamo.

Come hai superato queste sfide?

Ho superato tutto questo facendo rete con altre donne contadine, ma anche con tanti uomini intelligenti che hanno una visione etica e agricola simile alla mia. Il pregiudizio sui sessi è una perdita di tempo, e questo lo voglio dedicare all’accrescimento del mio lavoro e dell’agricoltura paritaria.

Se pensi alla tua nonna e alla tua mamma, cosa è cambiato nel corso degli anni nel mondo del tuo lavoro?

Mia nonna mi ha sempre raccontato che quella di Casa Vallona era una famiglia con prevalenza di donne, fatta di amore e rispetto, dove ognuna aveva un compito ben preciso: c’era chi cucinava, chi ricamava, chi coltivava e allevava animali… Nonostante ciò, l’erede di questo grande podere fu il figlio maschio e le donne ricevettero un bel corredo di lenzuola! Per le donne di quel tempo non era possibile gestire un’impresa agricola e fare commercio: non era ritenuta una “cosa da donna per bene”, bensì un affare per gli uomini di famiglia.

Molte cose da allora sono cambiate grazie alla lotta continua delle donne per la parità di genere e purtroppo ci sono ancora episodi, settori e comunità dove questa è ancora un miraggio.

In che modo, secondo te, la sensibilità femminile contribuisce e crea valore in un mondo storicamente predominato da figure maschili? 

Quello che ci distingue e valorizza sono caratteristiche come la versatilità, l’adattabilità e la flessibilità: prerogative che hanno sempre fatto parte della sfera femminile. I dati parlano chiaro: le donne imprenditrici agricole hanno subìto meno la crisi economica, 1 azienda agricola su 4 è gestita da donne, il 25% da under 35 (come me, anche se per poco!), che utilizzano strumenti di tecnologia e comunicazione per la gestione aziendale (dati Coldiretti e Unioncamere). Aggiungo inoltre che le donne sono spesso proprietarie di agriturismi, come me: un’attività che richiede tante capacità diverse e che crea l’84% del turismo di montagna e campagna (dato Istat), quindi un bel motore per il territorio e una soluzione per l’abbandono dei piccoli borghi italiani!

Qual è il consiglio/messaggio che daresti alle donne che in Italia sognano di intraprendere questa carriera?

Innanzitutto, questo è il mestiere più bello del mondo. Consiglio prima di tutto impegno, curiosità, caparbietà e determinazione… ma anche la forza di scegliere per sé stesse e per i propri sogni.

Il tempo darà sempre ragione alle cose fatte con passione e serietà, mentre le critiche e le perplessità altrui passano e vengono dimenticate in fretta. Dobbiamo lasciarci alle spalle la pretesa, tanto diffusa, di avere tutto e subito o di far poco e avere molto. La campagna comporta impegno, responsabilità e attese, dove i frutti del proprio lavoro non sono mai scontati e giungono dopo lungo tempo; pensiamo alla vigna: iniziamo i lavori a Febbraio per godere del vino sulla tavola nel Maggio dell’anno successivo! Penso spesso a questo lavoro come a una maternità: la terra è “madre”, origine, fonte di vita… proprio come noi donne, che siamo legate indissolubilmente alle cose che valgono davvero.

Forza ragazze e in bocca al lupo!

 

Martina Ciabatti

Coltivatori di Emozioni

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