Api e amore

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L’azienda è piccola (le colonie di api sono circa 300) ma dinamica. Il nostro interlocutore è Damiano Fioretto, laurea in Scienze Forestali, uno dei tre apicoltori hobbisti che lavora in Apiamoci insieme a Piero Gavazzo, pilota di Canadair antincendio, e a Paolo Fontana, entomologo e ricercatore presso la Fondazione Edmund Mach. Damiano ci racconta che Paolo Fontana è un grande sostenitore dell’apicoltura naturale: attento a non stressare le sue api, ne rispetta la biologia rendendole più resistenti all’inquinamento ambientale. La scoperta di questa realtà la dobbiamo, ancora una volta, a Coltivatori di Emozioni.

 

 

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Il maggio di Sambuca: viti in crescita e nuove annate

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L’azienda agricola di Sambuca e l’incontro con Coltivatori di Emozioni

Tra i paesaggi mozzafiato della Sicilia si trova un’azienda che ha fatto della viticoltura una vocazione e della tradizione una missione. Affonda le sue radici in una famiglia appassionata di uva fin dal secolo scorso e trae la sua forza, che la differenzia da molte altre, nello spirito che la caratterizza: volta al progresso e attenta al passato, pronta al cambiamento ma con un valore aggiunto fondamentale, ovvero l’orientamento verso la tradizione.

Una famiglia che ci ha scelti e si è fatta scegliere perché siamo appassionati dagli stessi valori: uno slancio verso il futuro, forti della sapienza e dell’esperienza del passato.

 

Le caratteristiche naturali della vigna

La nostra rete si è quindi arricchita della sapienza dei lavoratori siciliani e delle loro vigne di Sambuca, le quali producono un vitigno simbolo dell’isola: il Nero d’Avola. Le diverse condizioni naturali, la coltivazione con sistemi biologici, la vicinanza al bellissimo lago Arancio su cui si affacciano i vigneti con un panorama mozzafiato conducono alla nascita di una famiglia di coltivatori e del suo sogno, che permane ancora oggi nel sapore inconfondibile dei suoi vini.

 

 

Gli aggiornamenti di Davide

Abbiamo ricevuto da Sambuca i primi aggiornamenti della nuova stagione produttiva e li condividiamo con sostenitori e utenti che hanno adottato le loro vigne e con tutti i coltivatori di emozioni, per rafforzare il legame unico che si crea tra l’uomo e la terra sostenuta.

Davide, dell’azienda agricola di Sambuca, ci racconta che il vigneto in questo mese è in pieno sviluppo ed è arrivato a misurare circa 10 centimetri. Le lavorazioni del terreno tipiche di questa stagione sono iniziate: le erbe che crescono indesiderate tra i filari vengono tolte e nell’arco di qualche giorno Davide inizierà a proteggere le viti dagli attacchi di peronospora e oidio, possibili minacce dopo le pesanti piogge che hanno imperversato la scorsa settimana.

La cantina invece è in fermento perché sta proseguendo l’imbottigliamento delle nuove annate: i vini più giovani dell’azienda sono così pronti per essere gustati!

L’adozione a distanza ha il sapore della Sicilia

Noi e Davide non vediamo l’ora di poterveli fare assaggiare. Contribuendo alla crescita e alla lavorazione della vigna di Sambuca con un’adozione, potete infatti ricevere il frutto del duro lavoro di Davide, una bottiglia che racchiude molto più di un vino: passione, tradizione e territorio.

Comunità, territorio, tradizione ed economia: la canapa di Ripalimosani

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Il progetto di Ripalimosani

Siamo sempre alla ricerca di nuove sfide in tutta Italia: per crescere e metterci alla prova, ma soprattutto per far crescere la nostra rete e promuovere i valori in cui crediamo.

Per fare tutto ciò abbiamo bisogno di collaboratori che siano innamorati della terra che abitano e che vogliano salvaguardare le antiche tradizioni italiane. Tra questi il Comune di Ripalimosani e l’associazione Man-hu, con cui abbiamo creato “Quel che passa il convento”, un progetto di agricoltura sociale e recupero di terreni abbandonati di cui andiamo molto fieri e di cui vi vogliamo parlare.

“Quel che passa il convento” nasce nel centro Italia, dentro il piccolo borgo storico di Ripalimosani, un tempo dedito a una fiorente economia che aveva come protagonista la coltivazione della canapa per la creazione di funi e tessuti.

L’unione fa la forza

Affascinati da una tradizione agricola secolare e colpiti dallo stato di abbandono in cui versavano i terreni incolti, abbiamo creato insieme al Comune di Ripalimosani, l’Associazione di promozione sociale “Man – hu” e l’università di Lille un percorso di agricoltura sociale, con l’obiettivo di valorizzare le risorse del territorio e favorire l’occupazione agricola delle fasce più deboli della produzione.

Infatti ‘Quel che passa il convento’ prende vita nel 2018 all’ombra del Convento di San Pietro Celestino V e prevede la riqualificazione di un vecchio canapaio messo a disposizione dal comune. Tramite percorsi formativi nell’orticoltura e nella coltivazione della canapa vuole favorire l’inserimento lavorativo, creare iniziative di formazione rivolte ai ragazzi delle scuole primarie e secondarie e soprattutto incentivare l’utilizzo produttivo di terreni che altrimenti sarebbero incolti e abbandonati. Tutto questo è reso possibile grazie al recupero di un’antica tradizione come quella della coltivazione della canapa per la creazione di corde e funi.

Uno studio sull’impatto economico e sociale

Per dare valore al progetto è stato avviato uno studio sull’impatto sociale ed economico di Coltivatori di Emozioni sul territorio e la popolazione locale, condotto da Giuseppe Attanasi, ordinario di Economia Sperimentale all’università di Lille (Francia) e docente di microeconomia all’Università Bocconi di Milano. Lo studio vuole validare l’impatto che il nostro progetto ha sulle microeconomie locali dove viene attuato, favorendo l’accumulazione di capitale sociale e rafforzando il senso identitario tra la comunità di Ripalimosani e la sua tradizione agricola e terrena.

Obiettivi

Ridare vita a un borgo e ai suoi terreni abbandonati, produrre reddito, unire una popolazione e rivalorizzare la sua antica tradizione artigianale: sono questi gli obiettivi che vogliamo raggiungere, attraverso principi come la condivisione e la sostenibilità ambientale. E siamo fieri di collaborare con partner che hanno i nostri stessi obiettivi per dare vita a progetti di agricoltura sociale come “Quel che passa il Convento”.

Gli aggiornamenti dalle terre adottate per i nostri partner responsabili

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Prendersi cura della terra e delle tradizioni è uno dei motivi che ci porta a collaborare con aziende sponsor responsabili. Loro scelgono quale coltivazione adottare, e noi li mettiamo in contatto coi piccoli agricoltori che se ne prendono cura. Così facciamo nascere la rete sostenibile di Coltivatori di Emozioni, mettendo in contatto aziende virtuose e lavoratori instancabili.

Sono molte le adozioni a distanza che hanno fatto crescere le eccellenze agroalimentari legate al nostro patrimonio territoriale, dando vita al tempo stesso a campagne di green marketing che hanno ricadute sulla responsabilità sociale d’impresa e sostegno occupazionale alle microeconomie locali.

Cresme, CRAL di St Etna Valley e Personalive sono solo alcune delle aziende sponsor che hanno adottato a distanza delle tradizioni agricole regionali, qualificandosi come Aziende Responsabili Attive nella Salvaguardia del Patrimonio Agricolo Italiano.

Il loro contributo ha dato modo alle piccole realtà agricole di svolgere le attività di lavorazione e mantenimento delle vigne e degli uliveti durante il periodo invernale di riposo, come la potatura dei tralci che ostacolano la ricrescita della vite in Primavera.

Gli aggiornamenti provenienti dalla terra e dal nostro ciclo naturale sono continui e le nostre aziende sponsor possono mostrare con meritata soddisfazione i benefici del loro impegno sociale ai propri clienti, dipendenti e amici. Hanno anche la possibilità di promuovere una filiera sostenibile e trasparente e far nascere risultati veri, concreti e tangibili… come una bottiglia di vino della tradizione siciliana e una di olio salentino.

Insieme ai nostri agricoltori facciamo crescere aziende responsabili!

La Giornata Mondiale della Terra: oggi, domani, sempre

In una giornata così importante per la terra abbiamo chiesto consiglio proprio a chi la terra la nutre e la coltiva con amore sempre e non solo oggi.

Oggi è un giorno importante! Infatti il 22 aprile si festeggia in tutto il mondo la giornata mondiale della Terra, un momento in cui si ricorda l’importanza dell’ambiente e della tutela della biodiversità.

Sappiamo quanto sia importante prendersi cura della terra che ci ospita e che ci dona i suoi frutti. Non soltanto oggi, ma sempre. Lo facciamo lavorando insieme a una rete sostenibile di aziende agricole che producono eccellenze italiane e preservano il terreno che lavorano, senza l’utilizzo di macchine e pesticidi e abbandonando le logiche dell’agricoltura industriale.

I nostri piccoli produttori hanno alle spalle storie diverse ma sono accomunati dalla stessa forza motrice: l’amore per la terra, che li ha spinti a ridonare vita a terreni a rischio di abbandono e a ridare luce a tradizioni agricole tipiche e locali.

Sensibilizzare l’opinione di tutti i cittadini verso tematiche così importanti ci sembra doveroso, e vogliamo che siano proprio loro, i protagonisti attivi della nostra Terra, i nostri Coltivatori, a prendere parola.

Abbiamo chiesto ad alcuni di loro di condividere il loro pensiero a proposito di temi importanti come la salvaguardia ambientale e il rispetto per la natura e di dare dei consigli pratici a tutti i cittadini del mondo, rispondendo alla domanda:

Il 22 Aprile si celebra l’Earth Day, la Giornata mondiale della Terra, per riflettere sulla salute del pianeta in cui viviamo. Come spiega un Coltivatore di Emozioni il significato di questa giornata e che consigli darebbe ai cittadini del mondo?

 

CHIARA, Coltivatrice di grani antichi

“Per questa giornata sarebbe bello essere più consapevoli dell’impronta umana che lasciamo sul pianeta ogni giorno e che è spesso insostenibile e cercare di assomigliare al mondo animale e vegetale che invece non lascia tracce che non siano biodegradabili.

Consigli pratici: abbandoniamo le bottiglie di plastica e beviamo acqua del rubinetto o investiamo in un filtro d’acqua per la cucina di casa, muniamoci subito di borraccia e borsine da viaggio in tessuto così quando ci sposteremo saremo innocui e produrremo minori rifiuti possibili. Inutile poi dire di usare gambe e bicicletta ogni volta che è possibile! Amiamo e rispettiamo la terra o non ci sarà un futuro per noi e per il pianeta!”

 

LUCA, Coltivatore di ulivi

“Un coltivatore di emozioni sa che non basta solo scendere in piazza a manifestare per l’ambiente, occorre agire (lasciare quella piazza pulita da cartacce varie già sarebbe un primo passo). Agire vuol dire comprare il pane al forno dietro l’angolo, andare dal contadino del paese o subito fuori città, scegliere di avere uno stile di vita meno frenetico. Il significato di questo giorno ci fa capire l’importanza della nostra salute e per averne cura occorre prendersi cura della salute del nostro…

…pianeta, è lui che, dopo le giuste attenzioni dei contadini, ci regala il cibo per i nostri piatti.”

 

ROBERTO E ILENA, Coltivatori di grani antichi

“In un mondo sempre piú affetto da problematiche legate all’inquinamento di aria, acqua e suolo, alla distruzione degli ecosistemi, dove migliaia di piante e specie animali scompaiono, ognuno di noi riveste un ruolo fondamentale nel cambiamento. Come coltivatori biologici dobbiamo promuovere un’agricoltura sana, sostenibile e responsabile, per il nostro cibo e il benessere di tutti, per proteggere il futuro del pianeta e del clima. Come cittadini dovremmo tutti orientarci verso un consumo critico e informato, seguendo principi che siano altri rispetto ad una logica di mero risparmio, scegliendo aziende che rispettano l’ambiente e le persone e si impegnino a ridurre il loro impatto sugli ecosistemi. Ognuno di noi può, con le proprie scelte e il proprio stile di vita,  indirizzare le politiche dei soggetti protagonisti del mercato e dei produttori; ognuno di noi può far germogliare il seme del cambiamento.”

DAMIANO, Coltivatore e custode di arnie 

Nella fretta di ogni giorno che affanna noi occidentali ormai da un secolo a sta parte, abbiamo pian piano perso lo spirito di osservazione e curiosità verso le semplici e piccole cose. Abbiamo troppe cose da fare per soffermarci a scrutare un piccolo insetto o la forma di una foglia, non abbiamo più momenti in cui ci annoiamo, e questo ci sta facendo perdere un sacco di opportunità.

Questo distacco, non dedicare tempo all’osservazione di ciò che abbiamo attorno, porta a non farsi delle domande su come funziona il mondo in cui viviamo, e questo crea distacco tra noi e la nostra grande casa, il mondo in cui abitiamo, la terra su cui posiamo i piedi. Forse dovremmo tornare ad annoiarci per far rinascere la nostra curiosità, prima vera spinta per preoccuparci di questo pianeta che così generosamente ci ospita.

Con questi preziosi consigli, frutto di una saggezza contadina che ha a cuore da sempre il bene della terra, vogliamo lanciare un messaggio a tutti i cittadini del mondo.

Perché sappiamo che un grande cambiamento è fatto di piccoli passi, e tutti noi nel nostro piccolo possiamo contribuire a formare un futuro più sostenibile. Oggi, domani, sempre.

Il riscatto attraverso la qualità

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Luca Terenzi è un giovane agricoltore con due lauree (triennale in marketing e pubblicità, specialistica in economia) e tanta voglia di riscatto.
Il suo sogno è composto di dolci colline e distese di uliveti, ed è nutrito dall’amore per la terra, quella laziale, oltre che dai consigli e dalle storie di chi l’ha cresciuto. Per questi motivi, quando ha finito il liceo, ha deciso di aprire insieme ai suoi nonni l’azienda agricola Luca Terenzi.

Continua a leggere sul sito di CIBI Expo.

Il Farro della Garfagnana di Coltivatori

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Coltivatori di Emozioni ha la fortuna di avere nella sua rete piccoli produttori di eccellenze agricole provenienti da tutto il territorio italiano, scegliendo regione per regione le aziende agricole che lavorano la terra secondo i nostri stessi valori.

Una di queste aziende agricole si trova nel fondovalle della Garfagnana, una zona in provincia di Lucca dedita dagli albori della civiltà alla produzione di farro, un antico cereale.

Un cereale molto antico

In questa zona della Toscana il farro viene coltivato da sempre in piccoli appezzamenti, e la sua produzione aumenta notevolmente quando, negli anni 70, la Regione Toscana lo indica come coltivazione a rischio di erosione genetica: si passa velocemente da poche miglia di metri quadrati a qualche decina di ettari di coltivazioni. Nel 1996 viene ottenuto il riconoscimento europeo di Indicazione Geografica Protetta (IGP), che sancisce il definitivo recupero di questo cereale. Nasce così il “Farro della Garfagnana”, nell’area dei comuni che compongono la Comunità Montana della Garfagnana.

Qui si trova anche il nostro piccolo Coltivatore di Emozioni, che si prende cura della sua terra e coltiva questo prodotto tutelato ormai da un disciplinare. I terreni collinari della Garfagnana sono ideali per la coltivazione del farro, grazie al clima freddo; la coltivazione non richiede trattamenti antiparassitari né concimazioni e per questo è sostanzialmente un prodotto biologico con assenza di elementi inquinanti, raggiungendo gli obiettivi di sostenibilità che sono da sempre in cima ai nostri valori.

Cosa significa adottare il farro?

L’adozione a distanza di questo prezioso cereale contribuisce al sostenimento della microeconomia territoriale della Garfagnana: infatti, moltissime famiglie di questa zona producono farro di ottima qualità col rischio di soccombere al grande mercato e a prodotti agroalimentari più scadenti.

Proteggiamo le nostre eccellenze agricole e i nostri territori ricchi di storia attraverso uno strumento di solidarietà: l’adozione a distanza. Così facendo diamo l’opportunità a tutti di conoscere un patrimonio agroalimentare, proteggere un territorio e assaporare un cereale antico, semplice e salutare come è il Farro della Garfagnana.

Bianca Atzei: una tournée a sostegno del territorio

Coltivatori di Nero d’Avola

Vi avevamo già parlato di Sambuca e dei tesori che custodisce anche grazie al nostro aiuto: i vigneti di Nero d’Avola, simbolo di un territorio ricco di storia e tradizione come lo è la Sicilia.

Coltivatori di Emozioni si propone di sostenere le piccole realtà agricole locali e di incentivare la creazione di nuovi posti di lavoro. Abbiamo infatti creato una rete circolare che promuove la salvaguardia di un territorio attraverso l’adozione della sua coltivazione.

La nostra missione passa tra le mani di coloro che lavorano la terra con passione, che custodiscono il sapere tramandato di generazione in generazione ma che purtroppo non sempre hanno gli strumenti per metterlo in pratica e far germogliare i frutti del loro duro lavoro.

La voce di Bianca

Vogliamo dare una voce a tutti i piccoli agricoltori che non ce l’hanno… e abbiamo trovato una persona disposta a dargliela, e che, straordinariamente, ha fatto della propria voce un’arte.

La cantante Bianca Atzei ha infatti contribuito al sostegno delle vigne di Nero d’Avola, che sono custodite nei territori di Sambuca. Proprio in questo bellissimo borgo, un anno fa Bianca Atzei ha ricevuto il suo certificato di adozione “La vigna di Bianca Atzei”, a testimonianza del suo supporto alla tradizione territoriale.

Gli artisti che sostengono la terra

Attraverso Coltivatori di Emozioni, Bianca Atzei può seguire l’andamento della vigna adottata e ricevere i suoi frutti, per gustare le eccellenze che ha contribuito a far crescere.

Anche gli artisti hanno a cuore il nostro territorio e possono proteggerlo grazie a noi: come Bianca, che oltre ad essere cantante, è oggi una Coltivatrice di Emozioni.

 

di Martina Ciabatti

Coltivare la forza delle donne

Gli amanti delle tradizioni lo sapranno. Ci sono quelle sane e genuine che ci piacciono tanto, e quelle che al giorno d’oggi rimangono “un mistero”. Come quella che un tempo considerava le donne come madri di famiglia e poco altro.

Di donne fantastiche ne è pieno il mondo e ormai tanti ne parlano. Difficilmente però si da voce a donne comuni, che nel loro piccolo il mondo lo cambiano per davvero. Tempo fa noi ne abbiamo incontrata una, si chiama Chiara Battistini e ci ha insegnato che l’agricoltore, il mestiere più bello del mondo, non ha genere. Solo amore e rispetto per la natura.

Subito abbiamo scovato in lei una storia che meritava di essere raccontata: grazie a lei Casa Vallona, un vecchio rudere dell’appennino bolognese, rinasce e torna ad essere un luogo dove tradizione agricola e innovazione si incontrano.

Quali sono state le sfide più importanti che come donna hai dovuto affrontare nel mondo agricolo?

Le sfide che ho affrontato come persona sono state tantissime: provengo da un lavoro lontano dalla campagna, così come i miei genitori, e ho iniziato ad occuparmi di agricoltura e ospitalità con determinazione. La riscoperta di questa eredità mi mette alla prova tutti i giorni richiedendomi una forza e una versatilità non indifferenti. Le sfide in quanto donna, si riassumono invece col pregiudizio a cui sono spesso soggetta, riguardo la mia abilità nell’occuparmi di questioni agricole con competenza e discernimento. “Ma non hai un uomo che ti aiuti?” è la domanda più frequente. Questo vecchio stereotipo mi fa un po’ ridere per l’anacronismo, ma risulta anche un po’ noioso, per il periodo storico in cui viviamo.

Come hai superato queste sfide?

Ho superato tutto questo facendo rete con altre donne contadine, ma anche con tanti uomini intelligenti che hanno una visione etica e agricola simile alla mia. Il pregiudizio sui sessi è una perdita di tempo, e questo lo voglio dedicare all’accrescimento del mio lavoro e dell’agricoltura paritaria.

Se pensi alla tua nonna e alla tua mamma, cosa è cambiato nel corso degli anni nel mondo del tuo lavoro?

Mia nonna mi ha sempre raccontato che quella di Casa Vallona era una famiglia con prevalenza di donne, fatta di amore e rispetto, dove ognuna aveva un compito ben preciso: c’era chi cucinava, chi ricamava, chi coltivava e allevava animali… Nonostante ciò, l’erede di questo grande podere fu il figlio maschio e le donne ricevettero un bel corredo di lenzuola! Per le donne di quel tempo non era possibile gestire un’impresa agricola e fare commercio: non era ritenuta una “cosa da donna per bene”, bensì un affare per gli uomini di famiglia.

Molte cose da allora sono cambiate grazie alla lotta continua delle donne per la parità di genere e purtroppo ci sono ancora episodi, settori e comunità dove questa è ancora un miraggio.

In che modo, secondo te, la sensibilità femminile contribuisce e crea valore in un mondo storicamente predominato da figure maschili? 

Quello che ci distingue e valorizza sono caratteristiche come la versatilità, l’adattabilità e la flessibilità: prerogative che hanno sempre fatto parte della sfera femminile. I dati parlano chiaro: le donne imprenditrici agricole hanno subìto meno la crisi economica, 1 azienda agricola su 4 è gestita da donne, il 25% da under 35 (come me, anche se per poco!), che utilizzano strumenti di tecnologia e comunicazione per la gestione aziendale (dati Coldiretti e Unioncamere). Aggiungo inoltre che le donne sono spesso proprietarie di agriturismi, come me: un’attività che richiede tante capacità diverse e che crea l’84% del turismo di montagna e campagna (dato Istat), quindi un bel motore per il territorio e una soluzione per l’abbandono dei piccoli borghi italiani!

Qual è il consiglio/messaggio che daresti alle donne che in Italia sognano di intraprendere questa carriera?

Innanzitutto, questo è il mestiere più bello del mondo. Consiglio prima di tutto impegno, curiosità, caparbietà e determinazione… ma anche la forza di scegliere per sé stesse e per i propri sogni.

Il tempo darà sempre ragione alle cose fatte con passione e serietà, mentre le critiche e le perplessità altrui passano e vengono dimenticate in fretta. Dobbiamo lasciarci alle spalle la pretesa, tanto diffusa, di avere tutto e subito o di far poco e avere molto. La campagna comporta impegno, responsabilità e attese, dove i frutti del proprio lavoro non sono mai scontati e giungono dopo lungo tempo; pensiamo alla vigna: iniziamo i lavori a Febbraio per godere del vino sulla tavola nel Maggio dell’anno successivo! Penso spesso a questo lavoro come a una maternità: la terra è “madre”, origine, fonte di vita… proprio come noi donne, che siamo legate indissolubilmente alle cose che valgono davvero.

Forza ragazze e in bocca al lupo!

 

Martina Ciabatti

Coltivatori di Emozioni

SAIL farm: un sogno condiviso

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La filosofia produttiva di SAIL

Ci troviamo ancora una volta a volgere lo sguardo verso la meravigliosa terra salentina, questa volta però senza soffermarci sui filari di antichi uliveti e sulle distese di vigneti, simboli indiscussi del patrimonio agricolo pugliese.

La realtà che coltiva emozioni e di cui vogliamo parlarvi oggi affonda sì le radici della tradizione nel cuore del Salento, ma ha si inserisce al suo interno con brillante originalità. Infatti, S.A.I.L. (Società Agricola Innovativa Leccese) srl ha come filosofia produttiva l’utilizzo esclusivo di varietà orticole locali e tipiche della zona per la loro maturazione in prodotti trasformati.

I prodotti genuini e salutari

Gli ortaggi freschi vengono scelti e trasformati il giorno stesso della raccolta da Marcello e Angelo, i quali si assicurano di selezionare esclusivamente prodotti reperiti localmente da agricoltori che hanno custodito e tramandato in maniera del tutto naturale popolazioni locali dal sapore e dal valore nutrizionale unico.

I prodotti che l’azienda lavora e trasforma in ottimi sughi e confetture sono molti, tra cui pomodori, peperoni, peperoncino,  melanzane, rape, cicorie, lampascioni, cardi selvatici e paparine.

I fattori chiave che guidano la scelta di SAIL farm per gli ortaggi migliori sono l’autenticità e appartenenza alla tradizione culinaria salentina, ma anche alle qualità nutrizionali e alle proprietà benefiche di alcuni prodotti. Infatti il cardo selvatico possiede delle proprietà benefiche e salutistiche che proteggono il fegato dalle patologie e dalle tossine, il papavero aiuta da secoli a combattere i disturbi del sonno e i pomodori sono ricchi di antiossidanti.

Condividere i valori

La sinergia tra Coltivatori di Emozioni e SAIL è lampante, e non ci sorprende che i nostri agricoltori si siano inseriti perfettamente nella nostra rete ricevendo già da subito supporto attraverso l’adozione delle piante di paparine e lampascioni da parte del nostro sponsor FOODLOFT.

La loro missione è quella di proporre al consumatore finale un’esperienza territoriale che riporti il consumatore un sapore genuino e tradizionale, ma soprattutto quello di valorizzare insieme a noi il territorio che amano e che rispettano.

Vogliamo quindi aiutarli per portare a compimento il loro sogno, con la convinzione che insieme diventerà realtà.