Coltiviamo emozioni
Incontri: Gabriella Piras e Sergio Dezzuto

Incontri: Gabriella Piras e Sergio Dezzuto

La nostra rubrica di Incontri

Coltivatori di emozioni racconta storie uniche di produttori agricoli che, entrando nella nostra rete, hanno la possibilità di far conoscere le loro inconfondibili tradizioni ricevendo un sostegno concreto per la loro crescita.

Oggi è il turno di Gabriella Piras e Sergio Dezzutto che fin dal 2000 portano avanti le attività dell’Azienda Agricola Santa Clelia.

Gabriella, ho letto che la tua azienda produce vini biologici è così?

Io e Sergio abbiamo realizzato il nostro sogno di produrre vino e di farlo bene.

La nostra Azienda Vitivinicola Santa Clelia è azienda completamente biologica che nasce a Mazzè in provincia di Torino, nel cuore delle colline canavesane.

L’agricoltura biologica è un sistema articolato ed efficiente che sfrutta al massimo le risorse naturali del terreno e dell’ambiente.

Noi siamo attenti alla natura ma anche alle innovazioni tecniche e scientifiche, per sviluppare in modo sano e duraturo le potenzialità di un sistema di agricoltura veramente “globale”.

Il prodotto biologico è un prodotto garantito e noi abbiamo deciso di produrre vino nel modo più naturale e semplice e di farlo nelle nostre terre.

La nostra è una produzione prevalentemente di Erbaluce, detto anche “vitigno leggendario”, per la luminosità e il colore dei suoi acini.

Nel Canavese la coltivazione dell’Erbaluce risale a tempi antecedenti la conquista del territorio da parte dei Romani, i quali insediatisi, importarono il loro razionale metodo di coltivazione, la cui impostazione perdura tuttora: ramificazioni ad almeno un metro da terra e sviluppo dei tralci su una struttura portante a pergola denominata “alteno canavesano”.

Ma lavoriamo anche vigne con uve a bacca rossa (barbera, freisa e bonarda) con le quali produciamo pregiati vini rossi, dalla denominazione Canavese D.O.C.

Le vostre uve selezionate danno vita a molti vini di altissima qualità…

I nostri vini nascono nel territorio. Le uve che arrivano in cantina, garantiscono dunque un ottimo punto di partenza.

Le nostre produzioni possono vantare Erbaluce di Caluso nelle versioni: classico “YPA”, non filtrato “Essenthia”, il bollicine Metodo Classico “Rigore” (36 e 48 mesi sui lieviti) e quello che noi chiamiamo l’Oro del Canavese, il prezioso Caluso Passito “DUS”, le cui uve selezionate appassiscono per 6 mesi nella nostra passitaia, vengono sofficemente pigiate per poi invecchiare almeno 4 anni in pregiate botti di rovere.

Come già accennato però lavoriamo anche vigne con uve a bacca rossa. Le etichette che diamo a questi vini sono “Palere” e “Rox”, quest’ultimo con due anni di invecchiamento in legno.

Infine, vinifichiamo il pregiato Nebbiolo di montagna Carema D.O.C. in una piccola ed esclusiva produzione destinata ad lungo invecchiamento.

Cosa ha spinto te e Sergio ad intraprendere la strada dell’Erbaluce?

Di sicuro la nostra passione. Sappiamo bene che senza passione difficilmente si riesce a realizzare qualche cosa di buono e noi viviamo di grandi e costanti passioni.

Io e Sergio lavoriamo in nome della biodiversità per far riscoprire le antiche varietà di cui il Canavese è ricco.

Entrambi ci impegnano nel recupero e nella valorizzazione delle colture tradizionali autoctone attraverso l’innovazione tecnologica e scientifica sempre confortati, come ti dicevo, da una passione inesauribile.

A Santa Clelia, dove su circa 12 ettari abbiamo impiantato in prevalenza il nostro vitigno di Erbaluce, lo diciamo a testa alta che siamo orgogliosi dei nostri vini!

Vi consigliamo allora di degustare al più presto, ai pasti o al momento dell’aperitivo, le eccellenze del vino di Gabriella e Sergio.

Adottandoli sceglierai come loro la passione, la forza e la bellezza di acini giallo oro che brillano in autunno quando il primo sole del mattino li illumina.

Sostieni allora i loro processi di potatura, vendemmia e lavorazione del terreno e mantieni in vita una produzione che è entrata nella leggenda con la figura della ninfa Albaluce che penetrando nel terreno diede vita ai tralci di frutti e di vite che noi oggi conosciamo come Erbaluce.

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