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I borghi nella rete: Navelli e il miracolo dei fiori viola

I borghi nella rete: Navelli e il miracolo dei fiori viola

La nostra rubrica di Emozioni dai Borghi

La collaborazione tra Coltivatori di Emozioni e I Borghi più Belli d’Italia nasce per poter dare una voce a quei piccoli produttori italiani che trovano i questi luoghi l’origine delle loro peculiari produzioni.

Da sempre Coltivatori di Emozioni punta l’attenzione sulle piccole realtà agricole. Con determinazione, queste continuano a mantenere in vita le aree rurali con un approccio che guarda al presente, grazie a sistemi produttivi sostenibili e/o biologici.

Sostenendo questi agricoltori si ha modo di conoscere ‘a distanza’ non solo borghi meravigliosi, ma anche tradizioni agroalimentari poco conosciute che meritano di essere riscoperte.

Con l’augurio di poterle viverle da vicino non appena si potrà tornare a viaggiare!

Navelli e il ricordo di un’era perduta

Situato nella parte sud-orientale del massiccio del grand sasso di Italia su un colle dall’omonimo nome, Navelli è storicamente un centro agricolo e pastorale famoso in tutta la nostra nazione per la produzione del rinomato zafferano dell’Aquila DOP

Navelli colpisce al primo sguardo per la splendida posizione e per la luminosità delle sue pietre.

Come una piramide di case e viuzze resa dorata dalla patina del tempo, il borgo è guardato a distanza dal profilo della Maiella e dall’imponenza del Gran Sasso.

Sebbene Navelli abbia mantenuto la conformazione di un borgo medievale,  le pietre e le decorazioni ne ingentiliscono l’aspetto, assieme agli archi che si alzano sui vicoli stretti, unendo le case le une alle altre.

Questi archi in tempi lontani avevano un’utilità molto particolare giacché quando le famiglie erano numerose, si ricavavano stanze dagli spazi sovrastanti la strada.

È da sempre aperto un lungo dibattito sull’origine del suo nome.

Secondo una leggenda popolare il toponimo originario «Novellum» o «Novelli», deriverebbe dalle nove ville che ne costituivano il territorio, unificati tra loro dopo la partecipazione degli abitanti alle Crociate in terra Santa.

Ma i più tendo o ad affermare che il nome derivi da nava, cioè “conca”, “affossamento”, dalla depressione del terreno in cui si trovava il primo insediamento. 

Il borgo conserva intatto il suo fascino di tempi antichi: una scritta sul muro rinvia a vicende passate mentre un altro muro annerito suggerisce la presenza del forno comunale, il ricordo della bottega del fabbro o della cantina dove si cuoceva il mosto.

Le strade di ciottoli, le porte-bottega, le fornaci ormai spente, gli stipiti e gli architravi compongono un insieme speciale, un’opera d’arte costruita nel tempo, pietra su pietra.

La meraviglia viola della natura

Ogni anno nei mesi di ottobre e novembre, nella piana di Navelli si compie uno spettacolo meraviglioso e all’improvviso dalla terra scura spuntano delicati e raffinati petali viola che spezzano l’equilibrio delle ben comuni sfumature autunnali del giallo e del rosso.

Lo zafferano venne introdotto in Italia dalla Spagna da parte di un monaco domenicano che attorno al 1230 intuì la possibilità di coltivarlo nella Piana di Navelli.

Oggi il colore dorato della pietra dell’antico borgo viene a contrastare con immensi campi di un intenso viola che custodiscono il prezioso zafferano, “l’oro rosso” che ha reso Navelli un posto unico. 

Non è casuale la scelta di denominare questa spezia “oro”.

La sua commercializzazione infatti ha consentito di ingrandire e abbellire il paese, che ancora oggi sfoggia balconi di pietra lavorata, finestre a colonnine, portoni di legno intagliato, chiese e dimore signorili fuse in un groviglio di archi e stradine acciottolate.

Proprio per questa ragione in poco tempo la coltura dello zafferano si estese a tutta la zona dell’Aquila.

Un fiore mitologico

La mitologia greca attribuisce la nascita dello zafferano all’amore di un bellissimo giovane di nome Crocus che viveva al riparo degli Dei.

Crocus si innamorò di una dolce ninfa di nome Smilace che era la favorita del Dio Ermes.

Il Nume, per vendicarsi di Crocus, trasformò il giovane nel bellissimo fìore dello zafferano.

Lo Zafferano è conosciuto da millenni, difatti Omero, Virgilio e Plinio ne parlano spesso nelle loro opere ed Ovidio nelle Metamorfosi.

Se ne parla nei papiri egiziani del II secolo a.C., nella Bibbia e nel IX e XII libro dell’Iliade.

Isocrate si faceva profumare i guanciali prima di andare a dormire e le donne troiane profumavano i pavimenti dei loro templi.

Lo zafferano si coltivava in Cilicia, Barbaria e Stiria. Infatti Scano scrive che i Sidoni e gli Stiri lo usavano per colorare i veli delle loro spose ed i sacerdoti per profumare i loro templi per le grandi cerimonie religiose.

Dall’Asia la coltivazione si estese in varie parti del mondo arrivnao anche in Tunisia e in Spagna, coprendo le zone di Albasete, Teruel, Toledo, Valencia e Murcia.

La tradizione gastronomica dell’ Altopiano

Zafferano e ceci sono gli ingredienti base della cucina del territorio di Navelli.

Il risotto allo zafferano, le costatine d’agnello allo zafferano e il liquore allo zafferano sono i piatti e le bevande prelibatissime che si ha la fortuna di assaporare i questi contesti mozzafiato.

Lo zafferano dell’Aquila ha ricevuto il marchio dop nel 2005 poiché “l’oro rosso” cresce a Navelli sano e purissimo.

Risale infatti al XX secolo la costituzione della prima cooperativa di coltivatori di zafferano su iniziativa di Silvio Sarra di Civitaretenga.

Il 4 febbraio 2005 lo “Zafferano dell’Aquila” è stato iscritto nel Registro delle Denominazioni d’Origine Protetta ed il 13 maggio 2005 viene fondato il “Consorzio per la Tutela dello Zafferano dell’Aquila”.

I produttori che possono utilizzare il marchio “Zafferano DOP dell’Aquila” sono iscritti in appositi elenchi gestiti dall’organismo di controllo e l’area di produzione DOP comprende vari comuni della zona.

La Cooperativa dell’Altopiano di Navelli

La Cooperativa Altopiano di Navelli esiste dal 1971 e nasce con lo scopo di tutelare un prodotto unico ed esclusivo quale è lo Zafferano de L’Aquila Dop.

La Cooperativa è costituita da circa 98 soci. Ad oggi è la maggiore produttrice di zafferano italiano con il 95% della produzione nazionale.

I comuni che rientrano nella zona DOP sono quattordici.

La tracciabilità del prodotto è la carta vincente, perché consente di risalire all’origine dello stesso nonché di individuare tutte le tappe e le attività legate ai diversi stadi di produzione e commercializzazione e costituisce un elemento di garanzia per il consumatore poiché individua formalmente le responsabilità di tutti i soggetti che hanno contribuito all’ottenimento del prodotto finito.

Silvio Salvatore Sarra, il fondatore della cooperativa,  ha da sempre mantenuto alto il suo impegno impegno per la valorizzazione dello zafferano di Navelli. 

La svolta positiva ci fu per la sua piccola realtà quando sua sorella Giovannina lo spinse a partecipare ad una trasmissione televisiva che gli regalò non poca notorietà e permise di far conoscere il suo zafferano in tutto il mondo.

Ma Silvio è stato anche tra i fautori del riconoscimento del marchio Dop per lo zafferano di Navelli, oggi Zafferano DOP dell’Aquila, fondatore della cooperativa Altopiano di Navelli specializzata nella valorizzazione, commercializzazione e promozione delle particolari caratteristiche dello zafferanno di Navelli e nel 2010 a circa un anno dalla sua morte è stata creata a suo nome una Fondazione.

Oggi la sua Cooperativa viene portata avanti con la stessa passione e lo stesso amore di Silvio dai suoi eredi.

Scegliamo allora di sostenere un tesoro italiano, una rara tradizione che continua a risplendere di viola e a colorare di vita e di gusto un altopiano meraviglioso come quello di Navelli!

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