Coltiviamo emozioni
Roberta Perrotta: Coltivatori di Emozioni e la bellezza delle cose semplici. Al centro, le persone e l’amore per la terra

Roberta Perrotta: Coltivatori di Emozioni e la bellezza delle cose semplici. Al centro, le persone e l’amore per la terra

Domani, 8 marzo, Festa delle donne.

Ma l’8 marzo non è solo una ricorrenza, è confronto ed è impegno che avvalora il lavoro, la forza e il cuore di tutte le donne che ogni mattina si alzano con l’obiettivo di raggiungere nuovi traguardi. La sfida del futuro? lavoro etico e responsabilità sociale.

Ne parliamo con parla Roberta Perrotta, imprenditrice, giurista d’impresa, amministratrice di Percon srl e responsabile amministrativa Perrottagroup srl.

Un incontro casuale quello di Roberta con Coltivatori di Emozioni. E come spesso accade negli incontri casuali, è stato amore a prima vista.

D. Roberta, a Natale scorso la vostra azienda ha scelto di regalare le box di Coltivatori di Emozioni selezionando dei prodotti delle aziende agricole italiane: ci racconti la scelta di sposare il progetto della prima social farming italiana?

R. Abbiamo scoperto Coltivatori di Emozioni per caso; ci ha subito colpiti perché è un progetto che racconta i valori che, come persone e come azienda, ci contraddistinguono. E così, quest’anno abbiamo scelto di fare a Natale dei regali ai nostri collaboratori che consegnassero un messaggio di speranza e allo stesso tempo un piccolo gesto di sostegno agli agricoltori.

Nell’ottica della riflessione su lavoro etico e responsabilità sociale nasce l’idea di collaborare con Coltivatori di Emozioni: collaborare con una realtà che decide di sostenere, anche con una singola ora di lavoro, agricoltori che hanno fatto delle scelte determinate e determinanti con tutte le difficoltà del caso è stato per noi stimolante e lo abbiamo ritenuto proficuo dal punto di vista sociale.

Negli ultimi anni forse un po’ tutti abbiamo dimenticato la bellezza delle cose semplici come il coltivare la terra, e di farlo in maniera consapevole, con cura e attenzione per le persone ma ancora di più per le risorse naturali.

D. Benché giovanissima, hai fatto già una lunga esperienza lavorativa e di studio nell’ambito della sostenibilità. Qual è il rapporto tra ambiente e imprese, oggi?

R. Considero il tema della sostenibilità ambientale un tema trasversale e che oggi non investe più soltanto il patrimonio naturalistico, ma ha ampliato il proprio campo d’azione a tutti gli ambienti, compresi quelli lavorativi. La nuova sfida, infatti, è quella di rendere un’azienda sostenibile anche e soprattutto ‘eticamente’, offrendo posti di lavoro etici e adeguati, nell’ottica di imprese ecosostenibili che abbiano nei propri piani di sviluppo sempre più attenzione agli obiettivi di ‘responsabilità sociale’.

D. Oggi, più che mai, anche le aziende sono chiamate a fare azioni concrete per la salvaguardia dell’ambiente. Ritieni che ci si stia muovendo bene sotto questo aspetto?

R. A mio avviso l’attenzione all’ambiente deve trasparire non solo nel processo produttivo, ma anche nella logistica e nella strategia di marketing.

La responsabilità sociale la dovremmo sentire singolarmente, ancor prima che aziendalmente, nelle scelte quotidiane che ognuno di noi fa, dall’acqua che utilizziamo per la nostra igiene personale agli spostamenti che facciamo (anche e soprattutto per lavoro): valutiamo davvero se uno spostamento può essere evitato (raggiungendo lo stesso risultato con una call), condiviso (car sharing con altri colleghi che potrebbero dover fare uno spostamento simile) o organizzato in modo da limitare al massimo le proprie emissioni di gas serra.

D. Roberta, qual è il ruolo delle donne nell’era della sostenibilità?

R. Il ruolo della donna è stato ed è, a mio avviso, preponderante a livello economico, sebbene le scelte economiche vengano fatte quasi sempre da uomini e per di più di mezza età, che inevitabilmente hanno una visione parziale della realtà, come l’hanno anche le donne. Un lavoro in team sarebbe il modo per superare questo gap per lo meno a livello macroeconomico.

L’Unione Europea ha fatto un apposito documento di soft law per incoraggiare gli Stati membri nell’agevolare e favorire il ruolo delle donne nell’economia verde, indubbiamente perché le donne hanno avuto un ruolo sempre molto rilevante nell’agricoltura: si pensi in Italia alle mondine della valle del Po e alle nostre tabacchine, alle donne che coltivano i campi nelle tribù indigene.

Tuttavia, a livello molto più basso il ruolo della donna nell’eco sostenibilità è fondamentale per l’educazione e la sensibilizzazione del nucleo familiare: sono le scelte “casalinghe” che determinano quasi il 50% dell’economia green: il modo di educare i figli e il marito a fare una lavatrice, a lavarsi i denti, di farsi la doccia, di riscaldare e/o pulire una casa, differenziare la spazzatura può far la differenza…e forse si per questo ci vuole una sensibilità femminile.

Tale approccio consente un altro risultato importante che è quello di preservare le conoscenze delle comunità femminili in relazione agli ecosistemi locali.

Simbolo del nuovo femminismo green è Greta Thunberg, donna e molto giovane, che fa della lotta ai cambiamenti climatici la sua battaglia di vita. Ma sono simbolo anche tutte le donne agricoltrici, come quelle della rete di Coltivatori di Emozioni le cui storie sono emblematiche di generazioni di giovani donne, sempre più impegnate nella salvaguardia dell’ambiente e nella lotta contro i cambiamenti climatici.

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